Il dott. Cesare Lombroso pubblicò a Torino nel 1897 “L’uomo delinquente”. La teoria postulava che certi individui sono geneticamente delinquenti. A Lombroso bastava guardare in faccia un bandito calabrese per classificarlo. La sua idea veniva da lontano. Nel Medioevo tra due accusati di un delitto si mandava al capestro quello più brutto. Addirittura nell’Iliade di Omero, la devianza di Tersite era direttamente legata alla sua bruttezza fisica.

Quando un brigante era ucciso dall’esercito piemontese, Lombroso eseguiva l’autopsia. Trovò così che i “delinquenti nati” avevano nell’occipite una fossa mediana. Nacque così il marchio del delinquente. Ai soldati fu impartito l’ordine di esaminare i banditi catturati e quelli che avevano la fossetta, finivano prima davanti al plotone di esecuzione e poi nelle stanze autoptiche.

La teoria di Lombroso fu smontata dalla psicologia e della giurisprudenza che ribaltarono le sue idee addossando  la colpa all’ambiente. Nel giro di quaranta anni si passò dai delinquenti nati ai delinquenti sociali. Oggi, trascorsi ulteriori 80 anni, lo scontro tra predisposizione genetica e influenza dell’ambiente è risolto dall’epigenetica. I geni sono entità pluripotenti che sotto determinati influssi ambientali manifestano attività normali o maligne. Sapendo questo la prevenzione del cancro diviene un gioco da ragazzi.

La diatriba che si è formata sulla “malignità” di una persona si smonta se si analizza con l’epigenetica del cancro. Sull’argomento esistono due linee di pensiero antitetiche. Da una parte la colpa è addossata ai geni, dall’altra parte all’ambiente. In ambedue i casi, il cancro è un delinquente. La sua presenza non tiene in alcuna considerazione la convivenza con le altre cellule. La sua regola è “Mors Tua Vita Mea”.

La medicina moderna rincorre il cancro come facevano i soldati piemontesi sugli impervi pendii dell’Aspromonte. La loro strategia era di creare la terra bruciata in modo da danneggiare chi aiutava i briganti. I piemontesi vinsero, ma a quale prezzo! La popolazione, da allora, non è stata più la stessa. La medicina epigenetica interviene non con la repressione, ma con l’armonizzazione dell’ambiente. Sull’Aspromonte avrebbe creato condizioni di vita migliori e sostenibili. La povertà, le carenze alimentari sarebbero state il loro obiettivo primario. Questo è oggi l’obiettivo di cura del cancro, dove accanto al cibo vivo si aggiunge la necessità dell’ambiente pulito.

Cancro nato o cancro costruito? Gli ultimi settanta anni hanno visto il quasi assoluto predominio della tesi genetica. Oggi molti ricercatori sanno che la strada è sbagliata e si battono per prevenire anziché curare.

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