Siamo tutti presi in una corsa frenetica dettata dai ritmi della vita quotidiana che se ci domandiamo che cosa è la vita, la risposta non è immediata.

Il film intitolato “La Vita è bella” farebbe pensare a una storia idilliaca centrata sull’amore delle persone, invece Roberto Benigni ci racconta come l’uomo riesca a costruire artificialmente una società piena di sofferenza. Le due guerre mondiali sono state il massimo della cattiveria umana, dove gli uomini si sono scagliati l’uno contro l’altro causando milioni di morti tra militari e civili. La guerra di liberazione, con il sacrificio di tanti Partigiani, si prefiggeva una società migliore, piena di benessere e libertà individuale. Oggi a 70 anni dalla fine delle ostilità è ben evidente il fallimento di quegli obiettivi.

La salute è diventata il più grande business mondiale. La sanità è la maggiore spesa dei Governi occidentali e nonostante ciò il cancro miete in Italia 180.000 morti ogni anno. A livello mondiale la seconda causa di morte prematura arriva a 8,7 milioni di morti l’anno, superando i milioni di morti dei 5 anni della prima guerra mondiale.

In questo scenario fallimentare di un progresso sociale e civile l’Organizzazione Mondiale della Sanità –OMS-, che definisce la salute “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia o infermità” non ha conseguito il suo obiettivo primario.

Lo stile di vita occidentale, che si è diffuso in tutto il globo, ha trasformato la passione di vivere in un calvario per sopravvivere. Tutto è stato stravolto. Le tradizioni millenarie su cui si è modellata l’evoluzione sono state soppiantate per interessi di potere e di soldi, in tutti i campi della biologia. Dall’agricoltura all’ambiente, dal vivere quotidiano all’alimentazione, dalla lentezza dello scorrere del tempo alla corsa del progresso scientifico, la vita si è aggrappata a un gretto e ridotto materialismo a discapito della tranquillità della mente e del trait d’union con l’energia vitale cosmica (divina?).

In questa situazione è nato un movimento spontaneo transnazionale che considera l’uomo nella sua globalità di corpo, mente e spirito. Benessere e vitalità si uniscono alla longevità in modo che la vita scorra lineare dalla nascita fino alla sua biologica conclusione.

Due sono le strade fondamentali in questo percorso dell’individuo e della comunità per guardare alla vita come realizzazione di se stessi e non d’interessi economici.

1.    La Prima: Disintossicare il corpo. L’uso massiccio in tutto ciò che è biologico di sostanze chimiche artificiali ha avvelenato gli esseri viventi soggetti di sostanze chimiche, agenti fisici e metalli pesanti. Il grasso, che uomini e donne accumulano con l’alimentazione, diviene il deposito di sostanze estranee che svolgono un ruolo di pungolo per la degenerazione maligna delle cellule. Come il grasso delle balene atlantiche è il massimo deposito del DDT mondiale, così il grasso stratificato nell’addome, nei glutei, nei visceri e nel sottomento è il massimo deposito di cancerogeni e fattoti tossici. Anche le persone che si sottopongono a chemioterapia e radioterapia accumulano gli elementi degli antiblastici in modo perenne e tutti sanno che tali sostanze sono in grado di trasformare le cellule sane in cancro. La disintossicazione del corpo è la prima importate azione che una persona deve considerare per garantirsi la longevità.

2.    La Seconda: Rafforzare il sistema immunitario. Il sistema difensivo genetico ha permesso la sopravvivenza della specie umana specializzandosi di fronte a tutti gli agenti patogeni. La scoperta degli antibiotici e le norme igieniche hanno ridotto drasticamente le malattie infettive che falcidiavano la popolazione fino alla rivoluzione industriale del 1700. Da allora, a fronte di un calo delle morti infettive, le malattie degenerative si sono diffuse in un trend inarrestabile. Il sistema immunitario si è trovato però incapace a riconoscere la massiccia presenza di sostanze artificiali. Contemporaneamente l’alimentazione moderna raffinata, privata di fibre e nutrienti essenziali, sommata a sale, zucchero, coloranti conservanti e aromi artificiali aggiunti ha minato la sua funzionalità. Ormai dal 2011 è consolidato il danno del cibo moderno nelle cellule sane. L’infiammazione da cibo è una situazione non percepita dalla persona, ma in grado di alterare in ogni singola cellula la sua attività. L’alterazione metabolica, enzimatica fu identificata nel 1930 dal Nobel Otto Warburg che chiarì l’acidosi e l’ossidazione cellulare. Il cancro nasce da lontano: anni e anni di alimentazione a prevalenza animale indeboliscono il sistema immunitario e lo rendono inefficiente alla micro avvelenamento ambientale. La mancanza quasi totale di cibi vegetali e integrali altera il microbiota intestinale e, oltre a favorire svariate malattie gastro intestinali, prima le cellule difensive della capacità di riconoscere gli elementi estranei. Ecco che un notevole cambiamento della qualità dei cibi con prevalenza quasi assoluta alla provenienza vegetale, naturale e biologica è in grado di rispristinare e potenziare le difese naturali.

La cura del cancro è stata fin dagli albori della medicina moderna incentrata sull’improvvisazione e sulla sperimentazione. La radioterapia nacque dalla constatazione dell’arresto della crescita dei bambini sottoposti a radiografie. La chemioterapia a sua volta nacque dalle esperienze dei gas asfissianti della prima guerra. In pratica, non essendoci alternative, la cura dei tumori è stata affidata a sostanze letali, cancerogene e tossiche. Bene lo sanno i malati per le esperienze degli effetti tossici, eufemisticamente definisti collaterali, che la radio e la chemio determinano. Se guardiamo anche chi prescriveva queste cure vediamo che i dottori Roentgen, Curie, Karnofski e non ultimo il pro veronesi sono tutto morto di tumore. Questo tipo di cure ha ormai 70 anni. Dovrebbe aver acquisito esperienza e perso l’entusiasmo della gioventù. Tutti i medici di allora sapevano che queste cure erano armi letali, ma, essendo le uniche a disposizione, era giocoforza usarle. Fino agli anni 80/90 in oncologia serpeggiava la speranza di sconfiggere il cancro, ma quella fiducia è stata sotterrata mentre l’industria farmacologica ha immesso sul mercato nuovi farmaci. La validità della cura del cancro è ferma al 50% dei malati, cioè il 50% muore di cancro per inefficacia delle cure. Con questi dati, perché non si cambia rotta quando il tumore progredisce e s’insiste per cercare nuove formulazioni che sono sempre più inconcludenti? I ricercatori che propongono metodi alternativi, integrati, complementari e sostitutivi, nei casi destinati all’insuccesso, sono derisi e tacciati di cattiva pratica medica. Peccato che nelle loro casistiche ci siano persone “Guarite”. Una marea di miracolati come tanti “Lazzaro, alzati e cammina” testimonia l’esistenza di metodi validi ma bocciati tout court dalla scienza ufficiale.

La biologia è la scienza della vita. La medicina deve difendere la passione per vivere, non per sopravvivere. Le cure biologiche naturali sono la strada maestra.

Checché ne pensi l’industria con i suoi lacchè.

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