Ho sempre amato il podere dove vivo. Ė in cima al Colle di Montalcino, un posto che mio padre scelse nella grande fattoria di Villa a Tolli quando suo zio Gino gli offrì di scegliere la sua parte di eredità.

Molti anni sono passati da quando mio Padre mi portava al Cocco. C’erano ancora i contadini con le mucche e l’aratro di ferro. Un posto selvaggio pieno di sassi e rovai; mi ha sempre attratto. Anche quando la casa fu abbandonata e si riempì di topi era per me un luogo dove correvano le mie scricchiole gambe insieme alla fantasia. Ricordo ancora i sogni con il grande quercione che si ergeva solitario in mezzo al colle e quando con mia madre passavo una notte d’inverno con le coperte appoggiate alle finestre per parare il vento.

Il Cocco mi accolse quando solitario decisi di abitarvi appena tornato dalla Tailandia. Era l’inverno del 2005 e quello che avevo visto sulle spiagge dello tsunami era ancora rovente. A quei tempi mi recavo di notte su un grande macigno ai confini del bosco a guardare il cielo e le ombre della notte. Chiamavo quel posto il “pensatoio”, non sapevo che stavo facendo la meditazione di paesaggio. Tutto è diventato chiaro sentendo il professor Luigi Vallauri a Imola nel 2016 alla scuola di Igienismo di Valdo Vaccaro. Meditare in Occidente era il titolo della sua reazione e mentre parlava con la voce da maestro, io ho rivissuto le mie esperienze emozionali con la mente azzerata di quelle nottate al freddo sotto la pioggia e il vento. Mentre il professore parlava, ho percepito quelle stesse sensazioni lontane e al tempo stesso ho capito che erano uguali a quello che ho imparato nel monastero buddista di Tamkrabok.

meditare in occidenteAl Cocco sperimentavo in modo inconsapevole la meditazione di paesaggio. Il mio sguardo perduto nel vuoto ai confini tra cielo e terra azzerava i pensieri. I colori notturni perdevano consistenza e la mente entrava in una emozione profonda che saliva dal profondo. Come allora, oggi quando mi trovo in riva al fiume a casa di mia moglie a NakonChai Si e guardo l’acqua muoversi lentamente verso il ponte che porta al monastero sull’altra sponda, so che una energia universale mi sta intorno. La percezione supera le emozioni e trascende verso quello che in Occidente è dimenticato: l’anima. Il tempo scorre come l’acqua del fiume che va lontana, allo stesso modo della pioggia che bagnava il mio viso al Cocco. Io esisto come individuo e allo stesso tempo so di essere parte di un’entità universale. La natura mi avvolge e non esiste differenza tra il mio essere e quello che mi circonda. L’esperienza si ripete tutte le volte che lascio libero lo sguardo perduto infinito dell’universo.

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