La meditazione è una esperienza personale. Ognuno in modo diverso può connettere il proprio corpo con i flussi energetici che lo attraversano.

Il respiro non serve solo a introdurre l’aria nei polmoni e ossigenare il sangue. La mente può influenzare l’automatismo della respirazione più di quanto riesca il cuore. Nello sport i respiri sono usati distribuire l’energia. Arnold Ehret già nel 1900 collegò il respiro alla vitalità avendo sperimentato che sotto sforzo, le ispirazioni e le espirazioni agiscono sulla forza. Nella sua idea, il motore del corpo era il polmone che agiva come un mantice nel momento in cui scambiava ossigeno e anidride carbonica. Con questa interpretazione al cuore era relegata una funzione secondaria di vitalità. Conoscere il potere della respirazione, nel senso di utilizzare il respiro nelle situazioni di necessità, significa utilizzare potenzialità del corpo spesso sconosciute. Il rapporto respiro/pensieri è ben conosciuto in coloro che fanno meditazione. In qualsiasi occasione, anche in mezzo ad un tumulto la respirazione permette di guardare con più chiarezza la situazione.
La meditazione classica parte dall’ispirazione che allarga i polmoni e poi lentamente allenta la tensione delle coste con l’emissione dell’aria. Io iniziai così. Oggi utilizzo invece un insegnamento taoista in cui l’ispirazione segue un percorso ascendente lungo la colonna vertebrale fino a circolare nel cervello e da qui scende lentamente attraverso i punti Chakra. Naturalmente ho impiegato molto tempo per imparare a percepire gli organi corrispondenti. Per mesi sono stato incapace di percepire il fegato e l’addome. Fu il cuore ad aprire la strada. Durante una apnea prolungata tra l’ispirazione e l’espirazione, mi accorsi di percepire il cuore e al tempo stesso l’immobilità energetica. Da allora questo metodo è quello che preferisco perché mi permette il contatto con il corpo, la percezione della energia che fluisce e la pulsazione del cuore come sede della coscienza (ma questo è un altro argomento). Ogni meditazione è diversa da quella precedente. Il respiro ha sempre il potere di fermare i pensieri, ma non si pensi che questa tecnica sia una esclusiva della cultura asiatica. In Occidente esiste la meditazione di paesaggio, di altura, di notte, di silenzio, di ascolto, di sopportazione. A queste forme laiche si aggiunge la meditazione di preghiera. Io stesso, come mi hanno insegnato a Tamkrabok, inizio pensando alle persone a me care e recito una preghiera. Di Dio non abbiamo conoscenza perché è illimitato, ma nella ristrettezza della nostra mente abbiamo però il dono della consapevolezza. Se la coltiviamo possiamo vivere i sogni dell’anima. Non sono concetti inventati o impraticabili e nemmeno di stampo religioso, anzi la preghiera è l’abilità di comunicare con la parte più alta di noi. Le informazioni dell’Universo possono aprirsi e realizzare quello che desideriamo.
La preghiera più forte è quella affermativa, più sicura nella sua realizzazione. Siamo grati in anticipo perché siamo fiduciosi che quello che chiediamo accadrà. La preghiera è una innata capacità che deve essere riscoperta. Nella strada della evoluzione, a dispetto di tutto quello che sembra crollare, c’è l’acquisizione di una maggiore coscienza. Aprire la mente a questa consapevolezza universale rende migliore la nostra vita. “Le intuizioni ci guidano, le coincidenze arrivano e la nostra vita assume il senso di una missione da portare agli altri“.
I conflitti di tutti i tipi creano tanti cambiamenti che dobbiamo per forza affidarci alla spiritualità interiore Questa è il modo per avere una guida e ritornare alla integrità, trasparenza, autenticità e sincerità della natura.
Tutto può essere cambiato, non perché lo sentite dire da qualcuno compreso me, ma perché lo provate voi stessi. La vostra vita diventerà un sogno.

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